Museo Sannitico di Campobasso

 

in breve

L’idea di un museo che raccogliesse le testimonianze del popolo dei Sanniti nacque nell’immediato periodo postunitario e si concretizzò nel settembre 1881. La struttura prese il nome di Museo Provinciale Sannitico.
Atrio del museo
© Provincia di Campobasso

Museo Sannitico di Campobasso

nel dettaglio

Negli anni Settanta del secolo scorso la collezione, molto depauperata in concomitanza con gli eventi bellici e dei continui spostamenti da una sede all’altra, viene restaurata e catalogata. Successivamente, nella metà degli anni Novanta, i materiali trovano posto nel restaurato Palazzo Mazzarotta, nel centro storico di Campobasso, che è l’attuale sede del Museo.

Attualmente il museo è in ristrutturazione per quanto riguarda le collezioni e i criteri espositivi. Infatti, oltre ai materiali della collezione provinciale ospiterà gli oggetti riportati alla luce negli scavi più recenti effettuati in tutto in Molise, più specificamente nel territorio della provincia di Campobasso. Sarà così possibile presentare la storia dei Sanniti in maniera completa: "Il Sannio attraverso i secoli" è il percorso museale che si potrà seguire a lavori ultimati; allestito su tre livelli, il museo sarà infatti articolato in cinque sezioni organizzate secondo criteri tematici e cronologici; in tale percorso verranno ripresentati anche tutti i materiali della collezione provinciale e quelli della collezione Eliseo, una piccola donazione fatta al museo in anni recenti.
Di immediata apertura è il primo livello, dedicato alle fasi più antiche della storia dei Sanniti, con due sezioni: "Lungo le rotte adriatiche" e "La via dell’ambra".

I sezione: Lungo le rotte adriatiche
Presenta i più antichi insediamenti del Molise, a partire dal villaggio di Campomarino databile alla fine dell’Età del Bronzo. Individuato a poca distanza dalla costa adriatica, su un terrazzo che affaccia sulla costa, è caratterizzato da un muro irregolare, una palizzata e un fossato che circondano e difendono le strutture costruite all’interno. Le capanne sono di notevoli dimensioni, presentano una pianta rettangolare con abside e sono realizzate con pali lignei e rivestimento in argilla. Al loro interno sono stati rinvenuti vasi per la cottura e il consumo dei cibi, strumenti e oggetti legati alla filatura e tessitura, focolari e fornelli per la cottura degli alimenti e grossi recipienti per la conservazione dei prodotti alimentari. Il villaggio era abitato da una comunità che viveva di agricoltura, allevamento, caccia e raccolta di frutti selvatici. Numerosi sono i resti di fauna selvatica e domestica, moltissimi anche i semi che permettono di conoscere le attività dell’uomo e la sua alimentazione. Tra gli animali domestici predominano i bovini, tra quelli selvatici il cervo e la volpe. Accanto ai cereali (il grano e soprattutto l’orzo), che venivano frantumati e ridotti in farina, è interessante la presenza di semi di uva che testimoniano la produzione di vino da una vite coltivata e non selvatica, e quella di fave e piselli che venivano accuratamente ripuliti prima di essere conservati. Di questo villaggio sono esposti nel museo utensili e vasi di vario genere, oltre ad una significativa porzione di paleosuolo: si tratta della parte della capanna relativa al focolare.

II sezione: La via dell’ambra
Preminente è in questa sezione la zona frentana del Molise; in essa sono state esplorate alcune necropoli, sia a nord che a sud del fiume Biferno,  che hanno restituito materiali molto significativi per la comprensione non solo dei rituali praticati ma anche delle attività svolte e, in genere, della cultura materiale di questi popoli in un’epoca compresa tra la Prima Età del Ferro e il periodo arcaico, ossia tra l’VIII e il VI secolo a.C.  Gli insediamenti si presentano strettamente connessi ai terreni da coltivare e organizzati in modo da soddisfare le esigenze relative ai rifornimenti di materie prime e prodotti secondo percorsi longitudinali e trasversali da nord-ovest e sud-est. Le necropoli si distribuiscono invece in modo anulare attorno a zone panoramiche. Man mano emergono nel territorio siti maggiori, in connessione all’emergere di una élite che si caratterizza per il potere economico e sociale, le necropoli sparse tendono a rarefarsi e, nel rituale, fa la comparsa l’incinerazione.
In questa sezione trovano posto i materiali prevalentemente provenienti dalle necropoli della zona costiera: Termoli, Guglionesi, Larino, San Giuliano di Puglia. Queste necropoli mostrano delle caratteristiche comuni che vanno dalla scelta di siti panoramici alla disposizione anulare con tombe articolate in nuclei probabilmente familiari. Sono caratterizzate da fosse semplici di varia profondità, coperte da lastre o ciottoli che a Larino, e forse anche a Termoli, formavano un tumulo. Il corredo si differenzia per sesso ed età,  è composto da oggetti di ornamento, armi e vasi tra cui si segnala la presenza del bucchero in tombe più importanti e, soprattutto, i vasi da banchetto e da simposio in collegamento con il consumo rituale del vino. Elementi caratterizzanti le sepolture femminili di rango è l’ambra, di provenienza baltica, presente sotto forma di pendenti di vario genere e di fibule.
Di particolare pregio e significato sono le armi offensive e difensive: cuspidi di lancia e di giavellotto provenienti da vari siti del Molise, un antichissimo e rarissimo elmo di bronzo proveniente da Larino e databile al X secolo a.C., altri elmi di bronzo di vario tipo collocabili tra il VI e il V secolo a.C., infine dei dischi-corazza con decorazione a sbalzo, frutto di recenti rinvenimenti.

I successivi livelli, che saranno aperti entro il 2012, comprendono altre tre sezioni: "Gentes fortissimae italiane", dedicata al periodo sannitico classico con i luoghi di culto, gli abitati e le necropoli; Dai Sanniti ai Romani, in cui si affrontano, attraverso una serie di reperti provenienti dagli abitati e dalle necropoli, i temi riguardanti la fine della civiltà sannitica; "I cavalieri avari", la sezione in cui trovano posto gli splendidi reperti delle necropoli di epoca longobarda di Campochiaro. 
Museo Sannitico
Splendido palazzo dell’alta borghesia settecentesca campobassana, è situato nel centro storico di Campobasso. Vi si accede tramite un sontuoso portale in pietra sormontato, in chiave di volta, da un volto apotropaico. Tale palazzo, risalente nelle sue fasi originarie al XVI secolo, è inizialmente proprietà di un ordine o di una confraternita religiosa e diviene nel Settecento residenza di una famiglia agiata; la fisionomia attuale è il risultato di una serie di interventi, ampliamenti e sistemazioni successive in cui risaltano il bel loggiato e il portale ottocenteschi.
I restauri degli anni Settanta hanno conservato e valorizzato l’impianto architettonico dell’edificio evidenziandone le evoluzioni nel tempo e nello stesso tempo adeguando gli spazi ai fini museali ed espositivi. All’interno, oltre ad un pozzo, alle scalinate in pietra e a numerose altre evidenze d’epoca, sui conserva in situ anche un tratto dell’antico selciato. 
Ingresso
Ingresso Libero / Free admission
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Parole Chiave:

Ingresso per i visitatori

Museo Sannitico
Via Chiarizia 12
86100 Campobasso
Italia
Google-Maps

Orario di apertura

Dom
09:00 - 17:30
Lun
09:00 - 17:30
Mar
09:00 - 17:30
Mer
09:00 - 17:30
Gio
09:00 - 17:30
Ven
09:00 - 17:30
Sab
09:00 - 17:30
While the existing door on via Chiarizia, remains functional, the entrance on Piazza S. Leonardo, will also be open to allow the use of lifts for handicapped people.

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