Pinacoteca di Brera

 

in short

Sono esposte oltre 400 opere, provenienti da chiese e conventi soppressi in età napoleonica, tra cui capolavori di G. da Fabriano, P. della Francesca, Bramante, Crivelli,Raffaello, i Bellini, Caravaggio, Veronese, Tintoretto, Lotto, Tiziano, Rubens, Van Dyck.
Cortile D'Onore. Napoleone come Marte Pacificatore, Antonio Canova, 1809-1811,
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Pinacoteca di Brera

in detail

Le collezioni della Pinacoteca di Brera nascono dalla concentrazione nell'omonimo palazzo dei dipinti requisiti a seguito dell'emanazione delle leggi di soppressione di chiese e conventi nell'età napoleonica (1798).

Come le Gallerie di Venezia e di Bologna, anche la Pinacoteca di Brera aveva precise finalità didattiche e si affiancò all'Accademia di Belle Arti, istituita da Maria Teresa d'Austria nel 1776.

Nel giro di pochi anni, grazie all'iniziativa di Giuseppe Bossi, segretario dell'Accademia dal 1801, le collezioni della Pinacoteca si arricchirono tanto da permettere l'esposizione di una serie di ritratti e autoritratti di pittori in quattro sale al primo piano, nonché di alcune delle opere che diventeranno il simbolo del museo: lo 'Sposalizio della Vergine' (1504) di Raffaello; la 'Madonna col Bambino' (1510) di Gentile Bellini; la 'Crocefissione' di Bramantino.

Quando Milano divenne capitale del Regno d'Italia con l'incoronazione di Napoleone (1805), rifluirono nella Pinacoteca i più importanti dipinti requisiti dai dipartimenti del Regno, selezionati dall'allora conservatore del museo Andrea Appiani. Giunsero a Brera numerose opere dal Veneto, cui si aggiunsero nel 1811 anche alcune tele dei Carracci, di Guido Reni, di Francesco Albani e di Guercino, acquistati dalla Galleria Sampieri di Bologna. Per rimediare alle vistose assenze d'ambito leonardesco e raffaellesco, furono prelevati, con un cambio forzato, ventitré dipinti e disegni dalla quadreria arcivescovile di Milano, formatasi nel 1650 con le opere donate dal cardinale Cesare Monti alla curia della città.

Nel 1813, grazie ad un accordo col Museo del Louvre, arrivarono a Brera cinque dipinti di Rubens, Joardens, Van Dyck e Rembrandt, a rappresentare la scuola fiamminga del XVII secolo. Già in quel periodo i quadri migliori, restaurati e dotati di cornici dorate, trovarono collocazione nelle sale napoleoniche, ancora oggi fulcro del museo. Negli stessi anni giunsero da varie chiese gli affreschi staccati di Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari, Vincenzo Foppa, Borgognone e Bramantino, dando origine così ad una delle maggiori raccolte di tal genere.

Dal 1815, con la Restaurazione, la crescita delle collezioni della Pinacoteca continuò a ritmo ridotto ma costante, grazie soprattutto a lasciti, doni, cambi e acquisti (fra questi il famoso 'Cristo morto' di Mantegna, acquistato presso gli eredi di Giuseppe Bossi nel 1824 e la 'Madonna del Roseto' di Luini, giunto a Brera nel 1826).

Nel 1882 la Pinacoteca, come le Gallerie di Venezia e Bologna, fu resa autonoma e separata dall'Accademia di Belle Arti, cui furono affidati gran parte dei dipinti ottocenteschi. Sotto la direzione di Giuseppe Bertini (1882-1898), il museo fu interamente riordinato e ampliato, grazie anche ad acquisti di opere fondamentali come gli 'Amanti veneziani' di Paris Bordon, i due scomparti del polittico Grifoni di Francesco del Cossa, il 'Ritratto di Andrea Doria in veste di Nettuno' di Bronzino; a questi si aggiunse una nuova selezione dalla collezione Monti dell'Arcivescovado, che portò a Brera 'L'Adorazione dei Magi' di Correggio, il 'Martirio delle sante Rufina e Seconda' di G.C. Procaccini, Morazzone e Cerano, la 'Sacra Famiglia' di Bramantino.

Con Corrado Ricci (1898-1903) la fisionomia della Pinacoteca si adeguò a nuovi criteri espositivi: le opere furono infatti ordinate per scuole e in ordine cronologico. Le acquisizioni proseguirono sia durante la direzione di Ricci (le quattro tavolette della predella del 'Polittico di Valle Romita' di Gentile da Fabriano, ora ricostruito nella sala IV, e gli 'Uomini d'arme' di Bramante) sia, poi, durante gli anni fino alla seconda guerra mondiale, quando giunsero in Pinacoteca importanti opere di Correggio, Pietro Longhi, Piazzetta, Tiepolo, Canaletto e Fattori, nonché la 'Cena in Emmaus' di Caravaggio e il 'Pergolato' di Silvestro Lega, acquistati grazie all'Associazione Amici di Brera e dei Musei milanesi.

Il museo rinnovato e inaugurato a metà del 1950, dopo le ristrutturazioni di Pietro Portaluppi e Franco Albini, assume un carattere moderno, frutto anche di calcolate ambientazioni e di aggiornamento tecnologico.

Dopo la gestione di Franco Russoli (1973-1977) che puntava essenzialmente all'avvio del progetto della "Grande Brera", con l'ampliamento del museo nel settecentesco palazzo Citterio, la Pinacoteca acquistò nuovi spazi estendendosi nel cosiddetto appartamento dell'astronomo, dove furono esposti la donazione di Emilio e Maria Jesi, che comprende opere dei maggiori artisti italiani del primo Novecento, fra cui Boccioni, Braque, Carrà, De Pisis, Marino Marini, Modigliani e Morandi (ora visibile nella sala I), oltre al deposito di una ventina di capolavori futuristi della collezione Jucker (ora al Civico Museo di Arte Contemporanea di Milano).

Negli anni ottanta - sotto la direzione di Carlo Bertelli prima e Rosalba Tardito poi- Vittorio Gregotti e Antonio Citterio studiano un nuovo assetto museografico per Brera, caratterizzato da materiali inediti e innovativi, realizzato nelle sale napoleoniche, nelle sale II-VII e XXI.

La Pinacoteca di Brera è ancora un'istituzione aperta a nuove acquisizioni, come dimostra il recente lascito di Lamberto Vitali, la cui collezione, giunta nelle raccolte braidensi alla fine degli anni novanta, è attualmente esposta nella Sala della Passione in attesa di una sua definitiva collocazione nelle sale del museo.
Palazzo di Brera
Admission
10,00 / 7,00 EUR
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Visitor entrance

Palazzo di Brera
Via Brera 28
20121 Milan
Italy
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Opening Times

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08:30 - 19:15
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