Quanto al trasporto e all'assicurazione delle opere, Palazzo Magnani si avvale di primarie Ditte specializzate nel settore, italiane e straniere, che danno le massime garanzie di sicurezza e professionalità.
Dove ora si snoda Corso Garibaldi scorreva il Crostolo, e il muro verso levante del cinquecentesco Palazzo Becchi-Magnani, le cui prime notizie risalgono al 1608, è fatto con i ciottoli del torrente poi deviato fuori dalla città.
Il palazzo appartenne, per un secolo, ai conti Becchi, per poi passare, all'inizio del Settecento, a un'altra famiglia nobile, i Chioffi, che nel 1841 ne promossero restauri importanti, dando all'edificio la configurazione attuale.
Le successive vicende del palazzo furono piuttosto travagliate: la proprietà passò alla Cassa di Risparmio di Reggio Emilia; nel 1877 venne acquistato dalla Famiglia Ottavi, che, infine, nel 1917 lo cedette a un possidente di Villa Gaida, Giuseppe Magnani.
È il padre di Luigi Magnani (1906-1984) che nel 1927 attribuisce la scultura del Giano bifronte marmoreo - incastonato nell'angolo sud-ovest del palazzo - a Prospero Sogari detto "il Clemente" (1516-1584). Magnani sarà poi raffinato studioso d'arte e collezionista, musicologo e scrittore.
Il Giano viene dichiarato d'interesse "artistico notevole" nel 1935, mentre l'intero palazzo viene vincolato nel 1962.
La Provincia di Reggio Emilia acquista Palazzo Magnani nel 1989 e subito avvia i lavori di restauro, conclusi con l'inaugurazione del 26 aprile 1997.
La vocazione di prestigiosa sede espositiva e di luogo di cultura di Palazzo Magnani si era già manifestata nel 1984, quando la Provincia vi promosse l'esposizione dei "Capolavori della pittura antica della Fondazione Magnani-Rocca".
È stato con uno degli artisti più raffinati di questo secolo, Georges Braque, che Palazzo Magnani ha avviato la sua attività espositiva, riproponendosi alla vita culturale reggiana e nazionale.
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