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Il Museo Italiano della Ghisa nasce dall'esigenza di recuperare e di offrire alla considerazione del pubblico una serie di prodotti della cultura materiale che hanno contraddistinto un'epoca, e con essa un particolare modo di progettare e di vivere gli spazi urbani. Durante tutto il corso dell'Ottocento, fino ai primi decenni del Novecento, le fusioni di ghisa sono state impiegate sia come complementi per l'architettura sia per la realizzazione di manufatti destinati ad abbellire l'ambiente cittadino, nel momento stesso in cui ne completavano e arricchivano la funzionalità. A un occhio opportunamente guidato, le città, ma anche numerosi piccoli centri, rivelano ancora oggi l'esistenza di un patrimonio che rimane sconosciuto alla maggioranza delle persone, e che solo pochi ritengono degno di essere conservato.
La collezione (1846 – 1930 circa) comprende più di 100 manufatti, esposti in due sedi: la chiesetta di Santa Maria delle Lacrime a Longiano e la sede sulla Via Emilia. Si tratta in prevalenza di pali per l'illuminazione a gas o elettrica, diversi per forma e dimensione e provenienti da varie città, dove sono stati sostituiti da apparecchi più moderni. La sede di Longiano, grazie all'ambiente particolarmente suggestivo, presenta un allestimento armonioso, capace di catturare anche il grande pubblico. A cinque anni dall'inaugurazione (giugno 1998) l'allestimento è stato completamente rinnovato e presentato al pubblico il 7 giugno 2003.
Chiesetta di Santa Maria delle Lacrime
La costruzione del 1772 sorge su un preesistente edificio di culto del 1506 e deve il suo nome alla presenza di un'immagine della Madonna che il 2 marzo del 1506 incominciò a trasudare liquido, suscitando la devozione popolare.
L'immagine è oggi conservata al Museo di Arte Sacra (Oratorio San Giuseppe, Longiano), mentre la chiesetta, ormai da tempo sconsacrata, ospita - dopo un accurato restauro – alcuni tra i pezzi più significativi della collezione del Museo Italiano della Ghisa.
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