Museo del Territorio

 

in short

Il Museo del Territorio illustra le più significative testimonianze relative a Riccione e ai suoi dintorni dalla preistoria all’età romana. La presenza umana è documentata in stretta relazione con l’evoluzione del territorio anche mediante illustrazioni e suggestive ricostruzioni di situazioni ambientali.
Sala del Museo inerente al tema delle necropoli di età romana
© Museo del Territorio Comune di Riccione
Logo: Museo del Territorio

Museo del Territorio

in detail

Il Museo viene inaugurato nel 1989 e costituisce il naturale sviluppo del vecchio Antiquarium comunale. E’ collocato all’interno del Centro Culturale della Pesa, insieme ad Archivi Storici e Biblioteca.
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni:
1. Storia della terra.
2. Evoluzione del territorio - Il Quaternario in Valconca.
3. Il Neolitico è l’Età del Rame.
4. L’Età del Bronzo e del Ferro.
5. L’Età romana
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L’oggetto contestualizzato è il filo conduttore della narrazione espositiva, completata da illustrazioni, diorami, grafici, piantine e suggestive ricostruzioni di situazioni ambientali. Dati, notizie e concetti sono espressi ad approfondimento di brevi testi e didascalie.
La visita al Museo è un affascinante viaggio nel tempo geologico. Da un primo settore introduttivo, che riassume le tappe dell’origine e dell’evoluzione della vita sulla Terra, si passa alla presentazione della struttura geologica del territorio con una ricca scelta di fossili, rocce e minerali. I resti scheletrici di un imponente bisonte preistorico, di elefanti, orsi, rinoceronti, megaceri vissuti nella zona migliaia di anni fa, immettono ai settori dedicati alla comparsa dell’uomo.
Il Paleolitico, i primi insediamenti stabili neolitici e l’età dei metalli sono ben documentati da oggetti in pietra, osso, ceramica, metallo ecc. provenienti dai villaggi preistorici di Riccione e delle immediate vicinanze.
Il percorso espositivo si conclude con la conquista e la colonizzazione del territorio da parte dei Romani. Sono esposti materiali sia dell’importante insediamento di San Lorenzo in Strada, sull’antica via consolare Flaminia: balsamari, lucerne, oggetti da toeletta, monete ecc. sia delle ville e delle strutture produttive sparse nella zona. Il Museo del Territorio è collocato all’interno del Centro Culturale della Pesa.

STORIA DELLA TERRA

La storia del nostro pianeta è stata suddivisa in diversi intervalli di tempo (Ere) con importanza ed ordine gerarchico differenti, si parlerà di Era Precambriana, Paleozoica, Mesozoica e Cenozoica. I passaggi tra le diverse ere corrispondono a importanti variazioni climatiche e/o ambientali che hanno portato all’estinzione e alla nascita di nuove forme di vita.

EVOLUZIONE DEL TERRITORIO - IL QUATERNARIO IN VALCONCA

Lo studio del giacimento di fossili del fiume Conca ha permesso di ricostruire l’ambiente della valle così com’era al tempo della penultima glaciazione (Riss); intorno ai 200mila anni fa.
L’antico paesaggio attraversato dal fiume era caratterizzato da aree più boschive, lungo le rive del torrente e degli scomparsi laghetti, e da spazi aperti contraddistinti da una steppa-prateria con radi alberi sparsi che offriva abbondante pascolo ad animali di massiccia corporatura.
Il quadro vegetativo è tipico di un ambiente forestale legato a condizioni climatiche più fredde di quelle attuali.
Il ritrovamento di frammenti vegetativi come l’Ontano, il Nocciolo ed in particolare dell’Abete Bianco e dei frutti del Faggio, hanno permesso di ipotizzare l’esistenza negli alti settori collinari, di una foresta di Abete Bianco, mentre una vegetazione forestale che vedeva il Faggio come dominante, nelle zone pianeggianti.

Certamente i rinvenimenti più cospicui sono legati alla fauna con i numerosi resti fossili di mammiferi. Anche se ritrovati insieme a manufatti in pietra, non sembrano legati all’ attività di caccia delle popolazioni preistoriche presenti nel territorio; possibile è l’ipotesi che i resti appartenessero a carogne di animali trascinati dalla corrente o impantanatesi nel bacino.
Le aree collinari erano popolate da orsi, castori e cervidi, che qui trovavano cibo e riparo. L’unico esempio di carnivoro presente nella fauna è l’orso, di cui è testimone, nel Museo, un frammento dell’arto anteriore.
Alcuni molari e un incisivo fossili di Castoro hanno permesso di stabilire l’esistenza di questo roditore nel nostro territorio.
I cervidi sono rappresentati dai diversi resti fossili del Megacero o Cervo Gigante.

I reperti più interessanti appartengono agli animali che pascolavano nella steppa-prateria, quali il rinoceronte attestato da un molare e premolare, il Mammut e il Bisonte che risulta essere l’animale meglio rappresentato nel sito, con il ritrovamento di una porzione di cranio della mandibola e altre diverse ossa fossili.

Il Mammut

Il ritrovamento di 2 molari di Proboscidato ha permesso di accertare l’esistenza nella Valle del Conca di una specie arcaica di mammut: il Mammuthus trogontherii chosaricus. I mammut sono per eccellenza il simbolo del periodo glaciale. Questi grandi mammiferi vissero durante il Pleistocene medio-superiore, popolando gran parte dell’Europa Occidentale. Erano alti in media 3 metri e muniti di lunghe zanne ricurve verso l’interno.

Il Bisonte

Il bisonte è, certamente, l’animale preistorico meglio rappresentato all’interno del Museo. Il Bison Priscus visse durante la fase finale del Pleistocene. Proveniente dall’Asia meridionale si diffuse nel nostro continente circa 400.000 anni fa, stanziandosi nell’Europa centro-settentrionale e migrando a sud solo durante periodi climatici particolarmente rigidi. Più grande del bisonte attuale, è chiamato bisonte delle “ steppe” perché si cibava di erbe e necessitava di ampi spazi non boschivi, come la tundra. Questo animale dalla mole poderosa, alto quasi 2 metri al garrese, aveva un collo particolarmente tozzo, spalle prominenti e il corpo ricoperto da un lungo pelo lanoso. Le grandi corna rivolte in avanti potevano arrivare a 1,20 m di apertura.

IL NEOLITICO È L’ETÀ DEL RAME.

Neolitico

Il periodo neolitico è rappresentato nelle vetrine del Museo attraverso una serie di oggetti rinvenuti non solo nel Comune di Riccione, ma anche nel territorio circostante, come Misano e Montefiore.
I reperti attestano l’esistenza di villaggi sulla sponda di un piccolo corso d’acqua, in vista del mare, a poche centinaia di metri dalla falesia che era l’antica linea di costa ancora oggi individuabile.

Età del Rame
Dopo un periodo poco noto in tutta l’Italia settentrionale, che abbraccia la prima parte del terzo millennio a.c. e che possiamo definire Tardoneolitico, anche la Romagna costiera è interessata dalla presenza di popolazioni dell’età del Rame documentate, per quanto riguarda il territorio riccionese, dai ritrovamenti a Ponte Conca di Misano. Questi gruppi fanno parte di un esteso processo di colonizzazione a carattere peninsulare che investe soprattutto i territori a sud del Po e che fanno capo al gruppo di Spilimberto in Emilia, riproponendo ancora una volta la Romagna quale ponte tra Penisola e Padania.

L’ETÀ DEL BRONZO E DEL FERRO.

Età del Bronzo

L’età del Bronzo si fa iniziare in Italia nel XIX sec. a.c.; viene suddivisa in quattro fasi cronologiche – Antico, Medio, Recente, Finale, - all’interno delle quali si sviluppano aspetti culturali ben distinti. Durante questo lungo periodo aumenta gradualmente la circolazione dei commerci, inizia la domesticazione del cavallo e l’impiego dei carri. Il lavoro umano in agricoltura viene leggermente aiutato dall’aratro con il vomere, prima di legno e ora in bronzo, che riusciva a girare la terra più in profondità  permettendo una maggiore fertilità.

Mentre nel nord Italia si attesta, per il Bronzo Antico, la cultura Polada, in Emilia Romagna i ritrovamenti effettuati non consentono di definire un preciso contesto culturale di riferimento, infatti, i materiali provenienti dal territorio del Comune di Riccione, come l’insediamento formato da fondi di capanne con pozzetti circolari di via Castrocaro e del piccolo abitato sulla via Flaminia dove provengono manufatti litici e frammenti ceramici, non possono essere fatti risalire ad uno specifico orizzonte culturale.

Nel corso del Bronzo Medio la Romagna, è interessata dalla cosiddetta cultura appenninica caratterizzata da ceramica decorata ad incisione ed un’economia la cui base fondamentale diviene la pastorizia con trans umazione stagionali.

Il Bronzo recente è ben rappresentato dai reperti provenienti dallo scavo dell’ex podere Conti Spina costituito da buche di palo e strutture tra cui buche di immagazzinamento, focolari, una canaletta. Queste tracce fanno ipotizzare l’esistenza di abitazioni a pianta rettangolare con aperti sostenute da pali di legno di diverse dimensioni. Sembra che il villaggio sia stato abbandonato verso il XII secolo. a.c. L’economia di questo insediamento doveva essere basata sull’agricoltura e sull’allevamento.

Età del Ferro

L’inizio dell’età del Ferro è caratterizzata quasi in tutta Italia dalla facies cosiddetta protovillanoviana che darà esiti diversi nelle diverse zone e da cui scaturiranno i differenti gruppi culturali di popolazioni dell’Italia preromana.
A questo periodo protovillanoviano possono essere riferiti i materiali, di un probabile insediamento situato sulla sponda del fiume Conca in frazione Santa Maria Maddalena, caratterizzato da frammenti di vasi con costolature.
Il territorio tra Marecchia e Conca ha restituito solo tracce sporadiche di una frequentazione tra V e Iv sec. a.c., attestato dal ritrovamento a Misano, e a Montefiore Conca di qualche frammento di ceramica attica, di fibule Certosa, di ceramica che per forme ed impasti ha riscontri in tutta la Romagna. Questi materiali vengono attribuiti alla presenza di genti centro italiche e precisamente agli Umbri, che si sarebbero attestate, come indicano anche le fonti storiche, nel territorio romagnolo verso la fine del VI sec. a.c.
A partire dall’inizio del primo millennio i Celti, popolazioni formatesi nell’area tra i fiumi Reno e Danubio, calano in Italia con diverse ondate migratorie, finchè i Senoni, giunti per ultimi in Cispadana, penetrano fino alla costa adriatica e occupano parte del territorio romagnolo e marchigiano sovrapponendosi alle popolazioni locali di origine umbro-etrusca, con le quali intrattenevano rapporti di dominanza.. La presenza celtica nel nostro territorio è testimoniata da una tomba gallica con corredo solo parzialmente conservato. Si tratta di tre anelli da caviglia, uno in ferro, uno in argento e uno in bronzo pesante recante un motivo decorativo ad S.

L’ETÀ ROMANA

Il pericolo gallico, concretizzatosi più volte per Roma, divenne ancora una volta vivissimo quando Sanniti, Umbri, Etruschi e Celti, coalizzati, tentarono di fermare la progressiva espansione romana. Lo scarso coordinamento degli alleati favorì Roma che, nella battaglia del Sentino, – 205 a.c. – riportò una vittoria schiacciante, aprendo alla potenza romana le porte per la conquista del territorio.
Nel corso degli anni circa 6.000 capifamiglia si trasferirono nel nostro territorio invogliati dall’assegnazione di un lotto di terra, un piccolo podere da coltivare e un sostentamento per i sempre più numerosi proletari.

La via Flaminia

La politica espansionistica romana rivolta verso il Nord richiese l’apertura di un’arteria stradale attrezzata appositamente per raggiungere i nuovi territori colonizzati sia con le fondazioni delle colonie, sia con una procedura di assegnazione di podere cosiddetta “viritana” ovvero assegnazione di lotti a singoli individui.
Da necessità militari offensive e difensive e dalla necessità di mantenere validi collegamenti fra i nuovi territori e Roma nacque la via Flaminia nel 220 a.c. - dal nome del console Caio Flaminio –. La strada consolare da Roma, risaliva il tevere, attraversava l’Appenino per sfociare sull’Adriatico a Fano, proseguendo, poi, lungo la costa verso il nord fino a Rimini. Ben attestata nel territorio riccionese e riminese, grazie a numerosi scavi, aveva un percorso quasi identico a quello attuale. Ripristinata in varie fasi, la via Flaminia, incise in maniera significativa sul territorio, lasciando resti tuttora visibili o tracce in reperti epigrafici.

Il quartiere di San Lorenzo

Le fonti e la tradizione locale situano nella zona del quartiere di San Lorenzo un Vico Popilio, non citato dagli itinerari e la cui ubicazione esatta tutt’oggi, non è stato possibile rintracciare:
Il quartiere di San Lorenzo a Riccione, lungo la via Flaminia, è stato interessato, nel corso del 1995, da una campagna scavo nell’area un cui sono sorte le Farmacie Comunali.
Sono così riapparse, altre a tracce di una frequentazione umana dell’età del ferro, strutture riferibili ad una rco di tempo che va dalla fase romano-reppubblicana (III sec. a.c.) alla tarda antichità (VI sec. d.c.) che hanno messo in evidenza come l’area sia stata più volte ristrutturata nel corso sei secoli per utilizzi diversificati.
La scoperta risulta di particolare interesse per una approfondita conoscenza della storia antica di Riccione e del territorio limitrofo.
Le strutture rinvenute sono riconducibili a diverse fasi di vita dell’area la frequentazione dell’età del ferro è attestata non da strutture ma con frammenti ceramici, collegata presumibilmente all’esistenza di una pista costiera.
All’impianto produttivo di epoca romano – repubblicana, presumibilmente collegato alla prima occupazione romana dell’area e alla costruzione della sede stradale, segue una fase tardo -  repubblicana con muri e pavimenti, documentante una ristrutturazione di tutta l’area.
Il periodo imperiale è rappresentato con monumenti funerari di una certa imponenza, mentre l’epoca tardo antica o bizantina corrispondente con la fase di abbandono della necropoli.

La necropoli

L’area sepolcrale si distribuiva ai margini della via Flaminia dalla curva di San Lorenzo in direzione nord. Le deposizioni si datano fra il I sec. a.c. e la tarda età imperiale a testimonianza di una ininterrotta presenza del piccolo centro abitato. Il rito è alternativamente la cremazione e l’inumazione: quest’ultima prevede sepolture semplici, alla capuccina (tegole e coppi) o in una semplice fossa nella nuda terra. Per la cremazione è presente il tipo a pozzetto con un’urna per le ceneri e modesti corredi. Talora la tomba era segnalata in superficie da una mezza anfora, utilizzata come ricetto delle offerte per i morti. Grande risalto ha una sepoltura molto particolare, sia per la tecnica costruttiva che per il rito funebre. Si tratta di una grande cassa realizzata con muratura a secco, posta direttamente sul terreno. La struttura di base è stata ritrovata coperta di carboni, resti ossei e materiali; ciò ha fatto supporre che il defunto, adagiato sulla lettiga funebre, fosse stato posto su una pira preparata entro la tomba stessa.

Il letto funebre

I resti del letto funebre, oltre quattrocento frammenti in osso animale lavorati, fanno parte di una sepoltura ad incinerazione rinvenuta lungo la via Flaminia a Riccione, nel 1971.
L’analisi degli ornati e delle figurazioni consente di attribuire alle varie parti del lectus i frammenti che, pur presentandosi scheggiati, semicombusti o calcinati, denotano un lavoro di alto artigianato.
Di tale corpus, appartengono delle gambe gli elementi tubolari subcilindrici, i dischi e le immagini ornamentali aventi come soggetto paffuti eroti alati, erme dal pesante panneggio, facce barbute di vecchio di forte espressività.
Motivi vegetali, disposti su tre registri, costituiti da festoni di frutti, da foglie di palma e di acanto, da larghe foglie acantiformi appena arricciate paiono attribuibili al decoro del telaio nei lati lunghi.
Fanno parte quasi certamente alle testate frammenti con le sembianze di cavalli a cui sono associate teste virili con elmo rese di profilo e scudi ovali con umbone centrale.
Il fulcrum, o spalliera, è sicuramente la parte più rappresentativa del mobile, che poteva essere costituito da due fulcra ad “esse”, a cui si possono ricondurre i frammenti dal profilo curvilineo di alcune sfingi con alte ali; volti dai tratti larghi e occhi spalancati decorano i medaglioni collocati alla base.
La tipologia del letto e le scelte iconografiche del rivestimento si inseriscono nei modelli di tradizione ellenistica, databili tra il II sec. a.C. e il I sec. d.C., la cui diffusione inizialmente riguardava le zone centroitaliche e successivamente le aree più periferiche come la Cisalpina e le province del nord.
Nell’esemplare di San Lorenzo soggetti decorativi -più diffusi- come eroti, sfingi, fregi fitoformi tipici della tradizione ellenistica, si alternano a figure -più rare- di ambito decisamente settentrionale, quali festoni di melagrane, grappoli di vite, teste virili con elmo e scudi umbonati.
La natura della sepoltura e la ricchezza dell’apparato figurativo permettono di ricondurre l’appartenenza del defunto ad un ceto sociale elevato, mentre la scelta di specifici soggetti farebbe ipotizzare un suo ruolo nell’ambito della struttura militare.
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Centro culturale della Pesa
Via Lazio, 10
47838 Riccione
Italy
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