Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

in Kürze

Fondato nel 1700, è il più ricco di Europa. Annovera le collezioni Farnese e Borbone, opere d'arte e reperti d'ogni genere, dalla Preistoria all'età romana e medioevale, donati, acquistati, scavati dal 1700 a oggi in Italia meridionale e nei siti Vesuviani.
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Museo Archeologico Nazionale di Napoli

im Detail

Storia del Museo

Il Museo Archeologico Nazionale è erede diretto del Real Museo Borbonico, uno dei più antichi e più grandi musei d'Europa, nato, nella seconda metà del '700, dalla volontà di Ferdinando di Borbone di unificare in questo palazzo - detto dei Regi Studi perché già sede, dal 1615, dell'Università di Napoli - i due preesistenti musei reali: quello di Capodimonte, che ospitava le collezioni d'arte e d'antichità formate nel corso di oltre due secoli dalla famiglia Farnese ed ereditate da Carlo di Borbone per via materna, e il Museo Ercolanese di Portici, dedicato agli oggetti provenienti dagli scavi di Ercolano e Pompei, iniziati rispettivamente nel 1738 e nel 1748. Il nuovo progetto museale - che prevedeva l'inserimento nella stessa sede anche di altri istituti di cultura, quali la Biblioteca Borbonica e l'Accademia di Belle Arti - fu approvato nel 1777, in pieno clima illuministico, e comportò ampi lavori di restauro e di ampliamento dell'edificio, i quali però, anche a causa delle vicende politiche del tempo, si protrassero fino alla fine del secolo, per essere poi drasticamente ridimensionati. I primi allestimenti (tra cui la quadreria, il museo delle statue e la raccolta dei vasi antichi) furono realizzati tra il 1807 e il 1815, sotto la direzione di Michele Arditi. Alla data del 1830 tutte le raccolte del Museo risultavano ormai esposte, organizzate, secondo i criteri museografici del tempo, per tipologia e classe di materiale. Numerose furono in questi anni, e poi per tutto l'Ottocento, le immissioni, spesso per acquisto, di oggetti provenienti sia da collezioni private che da scavi condotti a vario titolo nei ricchi siti archeologici della Campania e dell'Italia meridionale.

Nel 1860, con l'Unità d'Italia, il Museo Borbonico divenne di proprietà dello Stato e assunse il nome di Museo Nazionale. Tra il 1863 e il 1875, mentre l'Accademia di Belle Arti trovava spazio in una nuova sede, l'organizzazione museografica fu in buona parte rinnovata ad opera di Giuseppe Fiorelli.

Un generale riordinamento fu eseguito da Ettore Pais tra il 1901 e il 1904. Singole collezioni furono successivamente riorganizzate anche grazie alla disponibilità di nuovi spazi determinatasi per il trasferimento, nel 1925, della Biblioteca Nazionale - già Biblioteca Borbonica - e ancor più, nel 1957, della Pinacoteca, che andò a costituire il Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte. Solo a partire da questa data, quindi, il Museo ha assunto la sua odierna identità di Museo Archeologico.

Attualmente, quasi ultimato un restauro radicale dell'edificio, si va realizzando una globale riorganizzazione delle collezioni, tesa a documentare da un lato il collezionismo privato, dall'altro i vari contesti topografici di scavo. A causa di questi lavori alcune raccolte sono escluse dal percorso di visita.

Sculture

Il ricchissimo nucleo di sculture è oggi interessato da un riordinamento che vedrà l'ala orientale (1-29) quasi interamente dedicata alle sculture della collezione Farnese - eccezionale testimonianza del collezionismo rinascimen-tale d'antichità -, mentre quella occidentale (al momento chiusa al pubblico) ospiterà, disposte in ordine topografico, le opere provenienti da numerose località della Campania, innanzitutto quelle dell'area vesuviana e del territorio flegreo.
Dell'ala orientale sono attualmente visitabili la galleria dei Tirannicidi (1), le sale 11-16, già allestite secondo i nuovi progetti e dedicate alle sculture farnesiane provenienti dalle Terme di Caracalla a Roma - tra cui il gruppo del Toro Farnese e l'Ercole -, nonché quelle che ospitano provvisoriamente numerosi altri reperti della stessa raccolta, non esclusi i marmi un tempo riuniti nella Galleria dei Carracci di Palazzo Farnese a Roma (8) - con il Dioniso appartenuto a Lorenzo il Magnifico e la splendida statua di Antinoo - e l'importante serie di ritratti di imperatori romani (29).

Gabinetto delle gemme Farnese (9-10)

Nella collezione di gemme incise dei Farnese, il cui nucleo originario fu raccolto nel secolo XV da Cosimo de' Medici e da Lorenzo il Magnifico, sono conservati esemplari di elevatissimo pregio artistico di età greca, romana e rinascimentale. L'opera più celebre e preziosa del "Tesoro del Magnifico" è la coppa di agata sardonica detta Tazza Farnese, uno dei più grandi cammei noti, prodotta ad Alessandria d'Egitto alla corte dei Tolomei (150 a.C. circa).

Epigrafi (150-155

La sezione comprende importanti iscrizioni in lingua greca, osca, etrusca e latina, che offrono una ricca documentazione dei siti archeologici della Magna Grecia, della Campania greca e romana e di Roma stessa.

Di grande interesse il settore dell'epigrafia giuridica (testi di leggi, di costituzioni imperiali, di decreti di magistrati). Tra le iscrizioni più note si segnalano le Tavole di Eraclea in bronzo (fine IV-III sec. a.C.).

Collezione egiziana (17-23)

Costituita nel 1821, poco prima di analoghe collezioni europee, si compone in gran parte dei materiali già appartenuti a due raccolte private: la Borgia, costituitasi nella seconda metà del '700, e la Picchianti, messa insieme nei primissimi anni del '800. Nel recente riordino i due nuclei collezionistici sono stati esposti distintamente, mentre in una sala trovano posto acquisizioni sparse, tra cui materiali egiziani ed egittizzanti ritrovati a Pompei e in altre località della Campania. Così riallestita, la collezione offre numerose testimonianze della civiltà egiziana dall'Antico Regno (2700-2200 a.C.) fino all'età tolemaico-romana, e costituisce nello stesso tempo un prezioso documento della storia del collezionismo sette-ottocentesco.

Mosaici (57-61 e 63-64)

La collezione è costituita da frammenti di superfici pavimentali e in qualche caso parietali provenienti, tranne poche eccezioni, dagli scavi di Pompei, Ercolano e Stabia, e databili dal II secolo a.C. al 79 d.C. Predominano gli emblèmata di tessere colorate e con scene figurate, spesso derivati da più antiche pitture greche: quadri musivi eseguiti in bottega e poi inseriti a decorazione di pavimenti realizzati sul posto anche con tecniche diverse dal mosaico.

Fa parte della collezione il ricco complesso musivo proveniente dalla casa del Fauno a Pompei, comprendente il mosaico raffigurante una scena di combattimento tra l'esercito di Alessandro il Macedone e le schiere persiane guidate da Dario III Codomano. Di particolare interesse per la loro rarità sono tre sectilia figurati, tarsie di marmi policromi su fondo di lavagna.

Grandi tappeti musivi bianchi e neri e preziosi sectilia geometrici, provenienti dalle aree vesuviana e flegrea, sono inseriti nei pavimenti di alcune delle sale del primo piano.

Gabinetto segreto (62 e 65)

Il "Gabinetto degli Oggetti Osceni" fu costituito nel 1819 nell'intento di riunire circa cento oggetti di varia tipologia e provenienza, la cui osservazione era consentita, previo permesso del Ministero, solo a personaggi di riguardo e di sesso maschile. Chiusa al pubblico negli anni '50 dell'Ottocento per una recrudescenza di spirito puritano, la raccolta fu riaperta con l'Unità d'Italia e pubblicata da Giuseppe Fiorelli nel 1866. Smembrata nel corso del Novecento, oggi viene riproposta - arricchita di altri duecento oggetti - a testimonianza di quella che fu una delle raccolte storiche del Real Museo Borbonico.

Medagliere (51-56. In corso di allestimento)

La ricca collezione numismatica del Museo - che prende origine dal famoso Medagliere Farnesiano già esposto a Parma e poi trasportato a Napoli nel Museo di Capodimonte - conserva circa duecentomila tra monete e medaglie, provenienti da numerose raccolte private acquisite nel corso del tempo e da aree di scavo della Campania e dell'Italia meridionale.

Nelle sei sale di esposizione viene presentata una selezione dei pezzi più rappresentativi sia dal punto di vista della storia degli studi e del collezionismo numismatici che da quello della storia della monetazione antica (e degli aspetti storico-economici ad essa connessi), a partire dall'età greca fino a quella tardo-imperiale. Un settore a parte è dedicato alle medaglie e alle monete d'età medievale e moderna fino a tutto l'Ottocento borbonico.

Scalone

Lungo lo scalone monumentale - realizzato da Pompeo Schiantarelli intorno al 1785 - sono state di recente ricollocate, esattamente dove furono esposte sin dai primi anni dell'Ottocento, quattro sculture in marmo, tra le quali si segnala la statua opera di Antonio Canova raffigurante, secondo un'iconografia a metà strada tra l'imperatore romano e la dea Minerva, Ferdinando I di Borbone, celebrato nell'epigrafe come protettore delle arti. Commissionata non più tardi del 1800, la statua fu consegnata nel 1819, e poco dopo l'architetto Pietro Bianchi, coll'intervento dello stesso Canova, ne curò la sistemazione (nicchia e lanternino nella volta).

Salone della Meridiana

Già parte dell'originaria fabbrica seicentesca, il salone fu poi destinato, nell'ambito del progetto di trasformazione dell'edificio in Museo, a ospitare la Real Biblioteca Borbonica: venne perciò restaurato e affrescato nella volta (1781) da Pietro Bardellino con la Virtù che incorona Ferdinando IV e Maria Carolina. Per decorare le pareti furono scelte diciotto tele di Giovan Evangelista Draghi (1657-1712), già conservate nel Palazzo Farnese di Piacenza, raffiguranti le gesta di Alessandro Farnese (1545-1592) nei Paesi Bassi. A queste sono stati recentemente aggiunti quadri di scuola napoletana della prima metà dell'Ottocento di soggetto storico e mitologico. Nel pavimento è inserita una meridiana con pregevoli disegni dello zodiaco realizzata negli ultimi anni del '700, quando si tentò di collocare nell'edificio anche un osservatorio astronomico.

Preistoria e protostoria (128-126)

L'allestimento consente due percorsi: il primo, sul piano base, illustra le antiche civiltà succedutesi nel golfo di Napoli e nell'immediato entroterra fino alla soglia della colonizzazione greca, nell'VIII sec. a.C.; il secondo, nelle sale dei livelli superiori, presenta le testimonianze provenienti da diverse località non comprese nell'area del golfo di Napoli, i cui materiali vengono esposti cronologicamente dal Paleolitico fino all'Età del Bronzo Recente.

Cultura greca nel golfo di Napoli (125-115. Parzialmente in preparazione)

Dalla colonizzazione greca, iniziata a Pithekoussai (Ischia) nell'VIII sec. a.C., fino alla cultura fortemente ellenizzata della Villa dei Papiri di Ercolano, passando per le due città "greche" di Cuma e Neapolis, questa sezione documenterà nel suo complesso la plurisecolare influenza della cultura greca nel golfo di Napoli, rimasta vivissima fino ed oltre l'età romana.

Attualmente sono visitabili i due estremi cronologici di questo fenomeno, cioè le sale di Ischia (125-124) - dove spicca la ricostruzione della casa greca di Punta Chiarito (VIII-VI secolo a.c.) - e quelle della Villa dei Papiri (114-117). In queste ultime sono tra l'altro esposte le eccezionali sculture in bronzo e in marmo, per lo più copie romane di originali greci, rinvenute tra il 1750 e il 1765 insieme con circa 2000 rotoli di papiro che facevano parte della ricca biblioteca della villa ercolanense.

Saranno a breve allestite le due tappe intermedie di questo ampio percorso storico, cioè le sale dedicate a Cuma (123-121), in cui verranno esposti anche vasi ed altri reperti già in raccolte private ottocentesche (Conte di Siracusa e Stevens), e quelle destinate ai materiali provenienti da Partenope e Neapolis (120-118).

Magna Grecia (144-137, ma attualmente 130-140)

Tra '700 e '800 confluirono nel Museo molti materiali provenienti dalle aree archeologiche dell'Italia meridionale corrispondenti agli antichi territori della Magna Grecia. Contemporaneamente furono acquisite anche numerose collezioni private - prima fra tutte la Santangelo - particolarmente ricche di reperti magnogreci.

Attraverso un'ampia gamma di oggetti - vasi, terrecotte, pitture funerarie, ori, bronzi, vetri e monete - in queste sale viene documentata la storia e la cultura di molti centri (da Paestum a Metaponto, da Locri a Ruvo e Canosa) della Campania, della Puglia, della Basilicata e della Calabria.

Etruschi e Italici in Campania (136-130. In preparazione)

Nelle sale dove attualmente sono presentati i materiali provenienti dalle località della Magna Grecia sarà allestita la sezione dedicata ai popoli etruschi e italici in Campania e alle varie influenze culturali - prima fra tutte la greca - riscontrabili in numerosi siti in particolare della Campania interna, quali Nola, Santa Maria Capua Vetere, Calvi, Sant'Agata dei Goti, Alife, Teano. Verranno esposti vasi, bronzi, terrecotte, ori ed altri manufatti pertinenti a corredi funerari scavati tra '700 e '800 e confluiti in collezioni private in seguito acquistate dal Museo, e materiali rinvenuti nel corso di indagini archeologiche condotte durante questo secolo.

Pittura pompeiana (66-78)

La collezione è costituita dai frammenti di intonaco dipinto che dalla metà del '700 fino a quasi tutto l'800 - e in casi eccezionali nel corso del '900 - vennero distaccati dagli edifici delle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. L'insieme costituisce un'eccezionale documentazione, pur se d'ambiente periferico e di un periodo circoscritto (I secolo a.C. - I secolo d.C.), della pittura decorativa di età romana, attraverso la quale è parzialmente colmata la- lacuna dovuta alla pressoché totale scomparsa della pittura greca, che del repertorio e del linguaggio figurativo di quella romana è la fonte principale, anche se non l'unica. I frammenti ben rappresentano tale repertorio: temi mitologici e letterari, nature morte e paesaggi, ritratti, scene di vita quotidiana, soggetti religiosi pertinenti a larari; più limitata, invece, la documentazione delle architetture dipinte che costituivano gli schemi decorativi delle pareti, al cui interno si distribuivano i quadri, le figure isolate, i particolari ornamentali.

Tempio di Iside di Pompei (79-84)

Sono esposte le pitture distaccate dal Tempio di Iside di Pompei tra il 1764 e il 1766. Pur nell'ambito di uno stile di piena tradizione ellenistico-romana, le pitture sono ricche di richiami al culto isiaco e al mondo nilotico.

Nelle stesse sale sono presentati anche gli altri materiali ritrovati nell'edificio: gli elementi dell'arredo scultoreo in marmo, bronzo e terracotta, le iscrizioni e le suppellettili.

Plastico di Pompei (96)

Il grande plastico in legno, sughero e carta, che occupa il centro della sala, fu eseguito a più riprese dal 1861 per volontà di Giuseppe Fiorelli e costituisce un documento prezioso della museografia ottocentesca. Esemplare per la minuziosa finitura di ogni particolare, contiene in qualche caso l'unica riproduzione di pitture e mosaici ormai perduti.

Nella stessa sala, a parete, è un plastico che documenta la situazione degli scavi di Pompei al 1978.

Vetri, avori, ossi, terrecotte invetriate, argenti

La raccolta dei vetri (85-86), oltre ai manufatti rinvenuti a Pompei ed Ercolano, comprende anche un nucleo appartenente alla collezione Farnese e oggetti sporadici da diverse altre località della Campania e dell'Italia meridio- nale. Da Pompei provengono tre pregevoli opere realizzate con la tecnica del vetro-cammeo, tra le quali il famoso "Vaso blu" con amorini vendemmiatori.

Nella sala 88 è esposta una scelta degli oggetti di avorio e di osso, provenienti in gran parte da Pompei ed Ercolano. Si tratta per lo più di elementi decorativi di arredi e di oggetti d'uso quotidiano talvolta attinenti al gioco - come i dadi e gli astragali - o al mondo femminile. Nella stessa sala è presentato un insieme di terrecotte invetriate - lucerne, vasellame, plastica decorativa - di fabbrica o di tipo egiziani, ancora di provenienza vesuviana.

Nella sala 89 è esposta la collezione degli argenti, per lo più ritrovati in abitazioni pompeiane ed ercolanesi. La raccolta - una delle più cospicue fra quelle di antiche argenterie - comprende il nucleo di suppellettili provenienti dalla casa del Menandro a Pompei, eccezionale per la varietà di tipi e per la qualità delle decorazioni.

Arena e armi gladiatorie; terme (87)

Si espongono numerosi oggetti di provenienza vesuviana, testimonianze della passione degli antichi per i giochi dell'arena, tra i quali alcune splendide armi gladiatorie da parata. Un famoso affresco raffigura la rissa avvenuta tra Nucerini e Pompeiani nel 59 d.C. all'interno e all'esterno dell'Anfiteatro di Pompei.

Nella stessa sala si presentano reperti connessi con le terme.
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Museo Archeologico Nazionale di Napoli
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80135 Neapel
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